Tre studenti della 4A CAT hanno lavorato dentro un archivio di 17.000 misurazioni di temperatura e salinità del Mediterraneo, raccolte in cinque punti del bacino, dal Mar Ligure al Canale di Sicilia. Ne hanno ricavato la carta d’identità fisica di un mare che quasi tutti credono di conoscere — e che si comporta in modo molto meno ovvio di come sembra dalla spiaggia.
Da dove vengono i dati
I dati provengono da sonde CTD, lo strumento base dell’oceanografia: un sensore che viene calato lungo la colonna d’acqua e registra, metro dopo metro, conducibilità, temperatura e profondità. Dalla conducibilità si ricava la salinità; dalla combinazione dei tre valori si ricava la densità, che è ciò che decide se una massa d’acqua sale, scende o resta dov’è.
Le cinque stazioni coprono il bacino da nord a sud: LCM nel Mar Ligure, 231 e GEOSTAR nel Tirreno centrale, SN4 davanti alla Sicilia orientale e P1 a sud dell’isola. GEOSTAR è la più profonda: il suo profilo scende fino a 3.500 metri.
Un mare freddo con una pelle calda
La prima scoperta smonta un’idea comune. D’estate il Mediterraneo in superficie arriva a 23-24 °C, ed è quello che tutti conoscono. Ma è uno strato sottilissimo: la stragrande maggioranza dell’acqua sta ferma a circa 14 °C, dovunque, in tutte e cinque le stazioni.
Il passaggio tra i due mondi non è graduale. Avviene in una fascia stretta, tra i 100 e i 200 metri, dove la temperatura crolla nel giro di poche decine di metri: è il termoclino, il confine fisico tra l’acqua riscaldata dal sole e le acque profonde. Sotto quel confine, la temperatura resta praticamente identica fino al fondo — a 3.500 metri sotto GEOSTAR si misurano gli stessi 13,5-13,8 °C che si misurano a 800.
La salinità del Mediterraneo cresce verso sud
La seconda scoperta si vede in un grafico solo. Mettendo in relazione la latitudine di ogni stazione con la sua salinità media, la salinità del Mediterraneo si rivela tutt’altro che uniforme, i cinque punti si dispongono lungo una diagonale ordinata: più ci si sposta verso sud, più l’acqua è salata.
La causa è il sole. Scendendo verso l’equatore l’irraggiamento aumenta, l’evaporazione cresce, e l’evaporazione porta via acqua dolce lasciando il sale dov’era. LCM, nel Mar Ligure, è la stazione più a nord e la meno salata; P1 e SN4, davanti alla Sicilia, sono le più meridionali e le più concentrate.
Le tre masse d’acqua del Mediterraneo
Qui il lavoro smette di descrivere e comincia a identificare. Incrociando temperatura e salinità di ogni singola misurazione, i punti non si distribuiscono a caso: si raggruppano in famiglie distinte. Ognuna di quelle famiglie è una massa d’acqua con una storia e un’origine sua. Le masse d’acqua del Mediterraneo riconoscibili in questi dati sono tre.
- MAWAcqua Atlantica modificata. Entra dallo Stretto di Gibilterra, è meno salata (circa 38,0-38,2) e per questo più leggera: galleggia nei primi metri e viaggia verso est lungo le coste.
- LIWAcqua Levantina Intermedia. Si forma nel bacino orientale, è la più salata di tutte, e scorre verso ovest a profondità intermedie — un vero fiume di sale dentro il mare, riconoscibile nei profili come un massimo netto.
- WMDWAcqua Profonda Mediterranea Occidentale. Fredda, densa, stabile. Occupa tutto ciò che sta sotto, e non si mescola quasi mai con quello che accade in superficie.
Perché il Mediterraneo, sotto, sta fermo
L’ultimo grafico è il più semplice da leggere e il più difficile da dimenticare. La densità aumenta in modo costante scendendo verso il fondo: l’acqua pesante sta sempre sotto quella leggera. Non ci sono rovesciamenti spontanei, non c’è acqua di fondo che risale.
Ma la cosa notevole è un’altra. In superficie le cinque curve partono distanti tra loro — Liguria e Sicilia sono mari diversi — e più si scende, più si avvicinano, fino a sovrapporsi. Sotto i 2.000 metri le differenze regionali semplicemente non esistono più: c’è un solo Mediterraneo, uguale a sé stesso, isolato da quello che succede in alto.
Come è stato fatto
I 17.000 record grezzi sono stati organizzati e interrogati in SQL, poi portati in QGIS per l’analisi spaziale e la restituzione cartografica. È lo stesso percorso che si segue in un laboratorio di ricerca: prima si mette ordine nei dati, poi li si interroga, infine li si rappresenta in modo che dicano qualcosa.
Gli studenti hanno scelto di pubblicare anche i grafici della conducibilità, cioè il parametro grezzo effettivamente misurato dalla sonda, e non solo la salinità che se ne ricava: un modo per rendere verificabile ogni passaggio dell’elaborazione.
Analisi e restituzione grafica a cura di Francesco Pio Modica, Asia Li Vigni e Martina Segreto, in rappresentanza della 4A CAT dell’ISS «Mario Rutelli» di Palermo, anno scolastico 2025/26. Coordinamento dei proff. S. Venturella e S. Militello. Il lavoro è stato svolto con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e l’ENEA, con la supervisione della dott.ssa Nadia Lo Bue (INGV) e del dott. Mattia Barsanti (ENEA), ed è stato presentato in videocollegamento con Roma in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani.
