
Se avete più di trent’anni e qualcuno vi dice «CAT», è probabile che nella vostra testa compaia un’aula con i tecnigrafi, il rapidograph e le squadre. Quella scuola c’era davvero. Solo che è finita quindici anni fa, e quasi nessuno se n’è accorto.
Il punto non è nostalgico. È che molte famiglie scelgono la scuola dei figli con una fotografia scattata prima del 2010, e quella fotografia non ritrae più niente.
Istituto per geometri: che cosa è successo nel 2010
Il decreto del Presidente della Repubblica del 15 marzo 2010, numero 88, ha riordinato tutti gli istituti tecnici italiani: due settori, economico e tecnologico, e undici indirizzi in tutto. Si applica dalle classi prime dell’anno scolastico 2010/2011.
Fra i nove indirizzi del settore tecnologico ce n’è uno che si chiama «Costruzioni, ambiente e territorio». Non è una scuola nuova costruita accanto a quella vecchia: il decreto stabilisce che gli istituti tecnici esistenti confluiscono nei nuovi. L’istituto per geometri non è stato chiuso. È diventato questo.
Il cambio di nome è la parte meno interessante. La parte che conta sono le due parole che prima non c’erano: ambiente e territorio.
Due parole che valgono un laboratorio
Il Ministero descrive l’indirizzo come il percorso per chi vuole lavorare «nei settori dell’edilizia, della conservazione edilizia con focus sulla tutela del territorio, sulla valorizzazione e sulla tutela ambientale».
Tradotto in oggetti che si toccano: si continua a progettare e a disegnare, ma si impara anche a misurare il territorio — quanto si è abbassata una costa, dove passa l’acqua quando piove, che cosa resta di un rudere che nessuno può toccare.
Questo non si insegna alla lavagna. Servono strumenti, e sono gli stessi che si usano negli studi professionali e negli enti di ricerca: un laser scanner, due droni di cui uno RTK, un ricevitore GNSS, due stazioni totali, otto postazioni QGIS, tre stampanti 3D, un visore per la realtà virtuale. Il disegno si fa al computer dal primo anno, con una postazione a testa, e nel triennio si passa al BIM. I laboratori sono questi, e non è un elenco messo lì per fare scena: sono le ore in cui si sta effettivamente.
Un esempio è la fotografia qui sopra. A Portella Sant’Anna, sui monti fra Monreale e Torretta, a 802 metri di quota, c’è una torre seicentesca costruita sopra le rovine di una chiesa del 1294, e sotto di essa una seconda chiesa scavata nella roccia. Gli studenti del CAT l’hanno rilevata sul campo con il ricevitore GNSS e con il laser scanner.
E non è la cronaca di una gita. È che le uniche misure pubblicate di quella chiesa ipogea — 8,02 metri per 3,51 — stanno in uno studio del 1996, firmato da Giovanni Lo Brano e Pippo Lo Cascio su SicArch. Un rilievo fatto a scuola che si confronta con numeri già pubblicati non è un esercizio: è un dato. Ed è la differenza fra usare uno strumento e imparare a misurare.
Come si capisce se una scuola dice il vero
Un elenco di macchine non dimostra niente da solo. La prova è che cosa ne esce.
Nell’anno scolastico 2023/24 una classe del CAT ha portato al concorso Senato&Ambiente un’indagine sul degrado del suolo costiero di Palermo. Il Senato della Repubblica, che organizza il concorso con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, ha ricevuto cinquanta indagini: ventidue hanno superato la prima selezione, e il 25 luglio 2024 sono stati assegnati nove primi premi ex aequo. «Palermo da costa a costa» è uno dei nove, e la premiazione si è svolta in Aula a gennaio 2025.
Non è un caso isolato. Il rilievo delle fasce costiere è stato fatto con ISPRA; l’analisi idrografica del Mediterraneo con INGV ed ENEA; il rilievo della Torre Milinciana con Italia Nostra. E dal 2019 si parte anche con Erasmus+: Parigi, Riga, la Romania.
Cinque enti nazionali in tre anni, con studenti di quarta e di quinta che ci hanno lavorato davvero. È questo che significano «ambiente e territorio»: non una materia in più nel quadro orario, ma il motivo per cui qualcuno fuori dalla scuola chiama e chiede una mano.
«Sì, ma poi è un tecnico»
Qui va sciolto un equivoco che costa parecchio, e riguarda l’ordinamento italiano prima ancora che questa scuola.
Un istituto tecnico non è un istituto professionale. Sono due rami distinti, regolati da due decreti diversi dello stesso 2010, con quadri orari e finalità diverse. Confonderli è un errore di categoria, non un giudizio di valore — e infatti si corregge con un’informazione, non con una discussione.
La seconda cosa da sapere è che il titolo che si ottiene è un diploma di istruzione secondaria superiore, dopo cinque anni ed Esame di Stato. Apre l’accesso a qualunque facoltà universitaria: dal CAT si va a ingegneria, ad architettura, a scienze ambientali, e nessuna porta resta chiusa. Chi preferisce un percorso più corto e più tecnico trova le lauree professionalizzanti e gli ITS.
E una precisazione che quasi nessuno fa: chi esce da qui non è un geometra. Si diploma in Costruzioni, Ambiente e Territorio. Il geometra è una professione, e per esercitarla serve un percorso ulteriore — identico per chi ha fatto il corso del mattino e per chi ha fatto il corso serale. Che cosa si può fare dopo il diploma, con i percorsi aggiornati, sta scritto qui.
Che cosa farne, adesso
Se state scegliendo la scuola per un figlio, l’unica cosa che vi chiediamo è di non decidere sulla base di com’era nel 2009. Guardate che cosa si studia oggi, anno per anno, e dove si va a lavorare durante gli studi.
E se volete togliervi il dubbio nel modo più rapido, venite a vedere i laboratori mentre sono in funzione: un laser scanner acceso spiega in trenta secondi quello che una brochure non spiega in dieci pagine.
