Su un quaderno di Fondamenti di progettazione edilizia e ambiente, accanto al disegno di un lago e delle montagne, c’è scritto: «non ci sono elementi antropici». Vuol dire una cosa semplice: in quel paesaggio non c’è niente di fatto dall’uomo.
È una materia nuova: la prevede il decreto del Ministero sui nuovi istituti tecnici, e da quest’anno i ragazzi di prima del CAT la fanno per quattro ore a settimana. Abbiamo sfogliato i loro quaderni e ci sono piaciuti molto. I complimenti vanno a loro e a chi insegna questa materia, in particolare alla prof.ssa Cristina Sbacchi e al prof. Mauro Caliò.
Fondamenti di progettazione edilizia: prima si guarda, poi si parla
Chi arriva in prima non conosce ancora le parole dei tecnici. Quindi non si parte da quelle, si parte dagli occhi. Lo dice il quaderno stesso: all’inizio l’obiettivo è imparare a osservare.
Il primo esercizio si chiama «Che cosa vedo?». I ragazzi guardano sei fotografie: una strada, una piazza, un quartiere, una zona di campagna, una periferia, un centro storico. Per ognuna rispondono sul quaderno alle stesse domande. Ecco alcune risposte:
Paesaggio naturale
Che cosa è naturale? «Tutto è naturale».
A che cosa servono gli edifici? «Non sono presenti edifici nel paesaggio».
Strada
Chi utilizza questi spazi? «Tutti i cittadini».
A che cosa serve la strada? «Per spostarsi, trasportare merci e per le comunicazioni».
Sembrano risposte facili, ma è già il modo di ragionare di chi progetta. Pensate a una piazza: gli alberi sono natura, le panchine e i palazzi no. Chi la usa? Serve a chi passa o a chi si ferma? Chi impara a farsi queste domande guarda la propria città in un altro modo.
Provateci anche voi: cinque domande per guardare un luogo
Sono quelle del quaderno. Funzionano in una strada qualsiasi, anche sotto casa.
- Che cosa vedo?
- Che cosa è naturale?
- Che cosa è stato costruito dall’uomo?
- A che cosa servono gli edifici?
- Chi usa questi spazi?
Da qui Fondamenti di progettazione edilizia e ambiente va avanti un passo alla volta: si misura, si disegna, si capisce com’è fatta una casa e con quali materiali, e alla fine si prova a progettare qualcosa di piccolo. Si disegna molto, ma il disegno serve a capire: non è lo scopo della materia.
Gli appunti: tutto parte dal quaderno
I droni e i programmi per progettare al computer arrivano negli anni successivi. In Fondamenti di progettazione edilizia e ambiente c’è un quaderno a quadretti. Lì dentro finisce tutto: le domande, le risposte, i disegni, le carte ricalcate, le parole nuove con il titolo in rosso.
Per noi non è un dettaglio. Chi prende appunti deve scegliere che cosa conta e dirlo con parole chiare. E il quaderno resta: se a marzo non ricordi che cos’è un prospetto, sai dove andare a guardare.
Un esempio. Sul quaderno c’è scritto che la pianta mostra un edificio tagliato a un metro dal pavimento. È come togliere la parte alta della casa e guardarla dall’alto: si vedono i muri, le porte, le finestre. E sotto il disegno di un appartamento c’è scritto proprio quel taglio. La parola è diventata un disegno.
Il territorio: Palermo com’era
Poi si passa alla città in cui i ragazzi vivono. Si parte da una carta di Palermo antica del 1827, di Salvatore Morso, che hanno ricalcato e colorato a mano. All’inizio la città stava su una striscia di terra stretta fra due fiumi, il Kemonia e il Papireto, e il mare entrava fino a formare un porto naturale. Da qui il nome greco, Panormos, «tutto porto».
Ricalcare una carta sembra facile, ma la mano deve seguire ogni linea: dove passa l’acqua, dove finiscono le case, dove comincia la campagna. La stessa valle torna poi in un disegno a colori. Oggi i due fiumi non si vedono più, ma nei quaderni ci sono.
Con Fondamenti di progettazione edilizia e ambiente si comincia a conoscere il proprio territorio, ed è il filo che lega tutti e cinque gli anni del CAT. In terza, per esempio, la 3B misura gli edifici barocchi intorno a piazza Marina (Il territorio nel tempo) e studia un’area di Monreale (Ri-abitiamo il territorio). In quarta e in quinta si rileva la riserva di Capo Gallo con GeoHabitat Explorers. E il mare della città è stato al centro di Palermo da costa a costa.
Progettazione edilizia e ambiente: il primo cliente
A un certo punto arriva il primo incarico, come in uno studio vero. Sul quaderno c’è scritto: siete giovani progettisti e avete il vostro primo cliente. Dovete pensare una casa o una stanza speciale, bella, comoda e amica dell’ambiente. Si lavora in tre passi: si dà un nome allo studio, si fa uno schizzo a mano, si presenta l’idea al cliente.
È un gioco, ma insegna una cosa seria: una casa può essere bella sul foglio e scomoda da vivere. Basta una porta che sbatte contro il letto. Chi progetta deve pensare a chi in quello spazio ci abiterà.
Se state scegliendo una scuola
Che cosa si fa in prima, al CAT? Con Fondamenti di progettazione edilizia e ambiente si impara a guardare un luogo, a raccontarlo con parole chiare, a disegnarlo e a pensare a chi lo vive. E si comincia dalla propria città.
Se volete saperne di più, trovate tutto nella guida per le famiglie sul liceo tecnologico, e le ore del nuovo percorso in questo articolo. Ma il modo migliore per capire è vedere dal vivo come si lavora: venite a trovarci al CAT del Rutelli.
Le fotografie dei quaderni sono della prof.ssa Cristina Sbacchi. Sono lavori di classe: nessun nome di studente.
