Da tecnico a «liceo tecnologico» per noi conta poco.
Dal 1° ottobre 2026 gli istituti tecnici si chiamano licei tecnologici. Il nostro indirizzo, Costruzioni, Ambiente e Territorio, diventa il «Liceo tecnologico per le costruzioni, l’ambiente e il territorio». Lo dice una legge dello Stato, e noi del CAT la prendiamo bene. Anzi: ci sembra il nome giusto per una strada che stiamo facendo da anni.
Che cosa dice il decreto
Il cambio di nome sta nel decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 settembre ed entrato in vigore il giorno dopo. All’articolo 9, comma 2, si legge che gli istituti tecnici assumono la denominazione di «licei tecnologici», «fermo restando l’assetto ordinamentale» già in vigore. Il nome del nostro indirizzo è nell’Allegato 1, al numero 5.
Tradotto: cambia il nome, non il percorso: il diploma e quello che si può fare dopo restano quelli. Cambia invece la distribuzione delle ore. Lo stesso articolo sostituisce le tabelle del monte ore degli istituti tecnici: nel primo biennio non c’è più la quota lasciata alla scelta della scuola, e il quadro orario completo, materia per materia, deve ancora essere pubblicato dal Ministero.
Una precisazione: è un decreto-legge, e il Parlamento deve convertirlo in legge entro sessanta giorni. In quel passaggio il testo può ancora essere modificato. Come e da quando il nuovo nome comparirà su documenti e iscrizioni lo comunicherà l’Istituto.
Perché ne siamo contenti
Per due ragioni.
La prima: il nome racconta quello che facciamo. Da sette anni a questa parte il CAT ha dato al suo lavoro un’impronta chiara sulle discipline STEM: scienze, tecnologia, ingegneria e matematica. Lo si vede nei laboratori, nei programmi di progettazione CAD e BIM, nel rilievo con il drone di cui parliamo in droni e rilievi. E fin dall’inizio abbiamo guardato anche ai percorsi universitari, perché oggi molte professioni di chi costruisce e di chi cura il territorio chiedono un livello di specializzazione importante. Chi vuole sapere dove porta il diploma lo trova in sbocchi professionali.
La seconda: è un nome che in Europa si capisce. Non è un’invenzione italiana. In Francia, per esempio, il percorso tecnologico sta dentro il liceo: il lycée d’enseignement général et technologique, come lo descrive la scheda del sistema francese della rete europea Eurydice, prepara anche al baccalauréat technologique. Per noi è un punto di contatto in più con i sistemi di altri Paesi europei.
Che cosa cambia per chi sceglie il CAT
- Il diploma è lo stesso. Cambia la dicitura sul documento, non il valore.
- L’impianto è lo stesso. Lo dice il decreto stesso, con la formula «fermo restando l’assetto ordinamentale». Le ore, invece, vanno distribuite in modo un po’ diverso.
- Il metodo è lo stesso. Si impara facendo: la teoria in aula, la pratica in laboratorio, e poi fuori, sul territorio.
Una rotta che non cambia
Per noi il nome è una conferma più che una svolta. Non abbiamo aspettato una targa per sapere che cosa volevamo essere: da sette anni la didattica del CAT tiene in equilibrio la teoria, la pratica e le attività sul campo. Un tecnico che sa progettare, rilevare e leggere un territorio ha bisogno di tutte e tre. Un esempio recente è GeoHabitat Explorers, il progetto che porta i nostri ragazzi nella riserva di Capo Gallo con gli strumenti del rilievo.
Siamo fieri di come abbiamo orientato il nostro lavoro in questi anni, e il nome nuovo, assegnato con il decreto-legge, non fa che dirlo meglio. Ne parlavamo già da qualche anno, anche agli open day: guardando come funzionano le scuole in altri Paesi europei, la direzione si vedeva. Ora il nome è arrivato. Le attività sul campo e il modo in cui ci lavoriamo si vedono da vicino: venite a trovarci al CAT del Rutelli.
