In Italia il patentino drone rilasciato dall’ENAC si può conseguire durante il percorso di scuola superiore. Non in molte scuole — ma al CAT dell’ISS Mario Rutelli di Palermo sì. E non come attività extra: come strumento di lavoro ordinario, usato su progetti reali.
Perché il drone professionale è diventato uno strumento indispensabile?
Il settore dei droni professionali sta ridisegnando interi asset lavorativi: edilizia, infrastrutture, agricoltura, gestione delle emergenze, monitoraggio ambientale. In tutti questi ambiti il drone non è più un optional, ma uno strumento certificato di rilievo e analisi, utilizzato in tutte le attività.
Secondo i dati presentati a Dronitaly 2026, il mercato dei droni professionali in Italia vale 168 milioni di euro (+5% rispetto all’anno precedente), con oltre 185.000 operatori attivi e 675 aziende del settore. Il Regolamento UE 2019/947 — recepito in Italia dall’ENAC — ha strutturato un sistema di certificazione che ha aperto un mercato professionale in rapida crescita. La domanda di piloti certificati supera l’offerta. Chi entra con una licenza già in mano parte avvantaggiato. Chi ha nel proprio curriculum la specializzazione pilota droni, ha una marcia in più all’interno del mercato del lavoro.
Patentino ENAC. Cosa si ottiene al CAT Rutelli
Il patentino drone ENAC certifica la competenza per operare aeromobili a pilotaggio remoto in contesti professionali. In Italia si ottiene normalmente attraverso corsi privati — con costi significativi e tempi separati dal percorso scolastico.
Al Rutelli la certificazione è integrata nel percorso CAT partecipando a progetti scolastici che rientrano all’interno del curriculum dell’indirizzo. Gli studenti hanno la possibilità di vedere e toccare con mano questi strumenti in ambiente operativo. Sono strumenti, come il DJI Mavic 3 Enterprise RTK — dotati di sistema RTK per la georeferenziazione ad alta precisione. Gli stessi strumenti usati da ingegneri, geologi, tecnici e operatori scientifici in tutto il mondo.

Questo significa che i nostri studenti diplomati CAT arrivano al diploma con una certificazione drone già conseguita durante il periodo di studi — partecipando a progetti extracurricolari che ogni anno arricchiscono l’offerta formativa.
Al Rutelli il drone è uno strumento di lavoro, non un giocattolo
Quello che distingue il percorso CAT non è solo avere i droni in laboratorio. È usarli su progetti reali, con partner istituzionali, su territorio siciliano autentico. Gli studenti del CAT hanno avuto la possibilità di operare in contesti operativi di rilievi professionali per:
- Ricostruzione 3D del teatro greco di Monte Iato — rilievo aerofotogrammetrico ed elaborazione con Agisoft Metashape
- Progetto ISLANDS (Erasmus KA210) — analisi delle fasce costiere siciliane con GIS e fotogrammetria da drone
- Rilievi aerofotogrammetrici su territorio — elaborazione dei dati in QGIS per analisi ambientali e cartografia professionale
I risultati non sono semplici esercizi. Sono dati reali, usati e studiati in collaborazione con ENEA, INGV e l’Università di Palermo. I nostri studenti diplomati quest’anno in 5B e 5A CAT hanno conseguito i patentini droni nell’a.s. 2024-25.
Chi sceglie il CAT oggi non sceglie una scuola tecnica generica. Sceglie un percorso che consegna competenze tecnico-scientifiche certificate — tra cui il patentino drone conseguito a scuola superiore — che nel mercato del lavoro del 2026 fanno la differenza concreta. E per chi vuole continuare a studiare, il diploma CAT apre le porte a Ingegneria, Architettura, Geologia e alle lauree professionalizzanti triennali LP, agli ITS Academy e anche ai percorsi di laurea tecnico-economici-scientifici. Scrivici a redazionecat@ilrutelli.it per saperne di più sul percorso di studi.
Vieni a vedere
Il drone lo puoi vedere volare
Il patentino si prende su un drone vero: si pianifica il volo, si rileva, e le immagini diventano modelli tridimensionali con Metashape e carte con QGIS. Chi vuole capire come funziona può venire a guardare, accompagnato dai docenti e dagli studenti dell’indirizzo. Quando venire lo concordiamo insieme.
